Spesso capita di non conoscere esattamente tutti gli ingredienti presenti sulle etichette del cibo per i nostri animali, tra questi ci sono anche le proteine idrolizzate spesso utilizzate nei prodotti pensati appositamente per cani e gatti affetti da allergie. Un elemento che può spaventare di queste proteine è il fatto che a volte vengono indicate utilizzando la loro origine, che può ad esempio essere fegato o addirittura farina di piume. Questo è uno dei motivi per spingerci a conoscere meglio queste proteine, la loro nocività o meno, il loro utilizzo e anche quanto tempo il nostro animale da compagnia dovrà assumerle.
Cosa sono le proteine idrolizzate
Per una definizione delle proteine idrolizzate, possiamo rivolgerci al Regolamento UE 2017/1017. Questo regolamento indica che l’idrolisi consiste nel ridurre la dimensione delle molecole tramite varie tipologie di trattamenti, mentre per quanto riguarda le proteine animali idrolizzate specifica che ci si riferisce all’ottenimento di polipeptidi, peptidi, aminoacidi e loro composti tramite l’idrolisi di sottoprodotti di origine animale che, poi, possono essere concentrati per essicazione.
Come si producono le proteine idrolizzate
Il tema può risultare un po’ complesso, serve infatti la conoscenza di alcuni elementi di chimica a partire dal meccanismo di idrolisi, ossia la rottura del legame peptidico vale a dire il legame che unisce tra loro gli aminoacidi che in fondo non sono altro che gli elementi base da cui sono formate le proteine.
Con la rottura delle catene che uniscono gli aminoacidi, in parallelo al procedere dell’idrolisi, le proteine sono ridotte a strutture meno complesse, fino a diventare polipeptidi ossia catene di aminoacidi non più strutturate a formare le proteine per finire con la rottura completa delle catene.
Il processo di idrolisi può essere distinto in due tipologie:
• Causato dagli enzimi e dall’acidità gastrica presente nello stomaco animale, incluso quello umano e che produce aminoacidi che verranno poi assorbiti
• Ottenuto artificialmente tramite l’utilizzo di acidi o enzimi per spezzare le catene delle proteine.
Praticamente con l’idrolisi si provoca una predigestione che, grazie alla modifica della loro struttura, permette alle proteine di risultare più digeribili per lo stomaco in quanto già scomposte almeno parzialmente. Questo rende le proteine idrolizzate adatte in caso di allergie.
Nonostante il processo di idrolisi si possa applicare a tutte le proteine, inclusi i sottoprodotti di origine animale come indica la normativa vigente, quando si tratta di prodotti destinati a cani o gatti le aziende ricorrono comunemente alle proteine con origine dalla soia o dal pollo, in quanto più economiche. Va notato che sempre per motivi economici, del pollo macellato si utilizzano perlopiù piume e penne, altrimenti inutilizzabili. Questo, tuttavia, non è sempre indicato sulle etichette in quanto il Regolamento 2017/1017 permette di riportare genericamente proteine idrolizzate senza obbligo di indicare l’animale da cui provengono.
Nel caso delle penne, ad esempio, la lavorazione industriale riesce a rendere digeribile dai nostri animali da compagnia quello che in origine non lo è. Una volta ridotte dall’idrolisi, le proteine delle penne e delle piume possono essere lavorate dagli enzimi nello stomaco e venire quindi assorbite. Questo processo, con la modifica della struttura originaria delle proteine, permette quindi di trarre nutrimento ma anche di evitare che l’organismo rigetti le proteine stesse in quanto allergene
Le proteine idrolizzate sono pericolose?
Diversi studi scientifici hanno riconosciuto l’utilità delle proteine idrolizzate in particolar modo quando si è presenza di reazioni negative dovute al cibo, di casi di problematiche di digestione delle proteine oppure disturbi dell’apparato gastrointestinale.
Le proteine idrolizzate vengono solitamente prescritte per un periodo di tempo limitato e per motivi diagnostici. Il veterinario, infatti, una volta nato il sospetto di reazioni allergiche, potrà modificare la dieta del cane o del gatto per capire quale sia l’alimento che causa il disturbo, soprattutto per quello che riguarda l’alimentazione tramite prodotti industriali. Eliminare un singolo alimento da una dieta basata su di una cucina casalinga è infatti più semplice, in quanto gli ingredienti sono controllati direttamente dal proprietario dell’animale da compagnia.
Il veterinario può quindi utilizzare le proteine idrolizzate per verificare se il problema è dovuto ad una proteina alimentare oppure va ricercato in altre cause, ad esempio ambientali.
Le cose sono in realtà più complesse, in quanto la reazione allergica potrebbe essere dovuta ad altri tipi di alimenti, come carboidrati o latticini, ma l’uso corretto delle proteine idrolizzate è quello descritto.
Durante il periodo di diagnosi l’uso delle proteine idrolizzate non dovrebbe essere accompagnato da altri alimenti. Il loro compito sarà terminato una volta appurato che il nostro cane o gatto soffrono di allergia alimentare, a questo punto si può procedere con prodotti mono proteici o con una dieta fatta in casa per individuare l’alimento specifico che causa il disturbo. Trovato l’alimento nocivo si può così decidere di eliminarlo del tutto dalla dieta del nostro animale.
Decidere di continuare ad utilizzare proteine idrolizzate anche oltre la fase di diagnosi, una volta visti i miglioramenti del cane o del gatto, è una scelta sbagliata. Non sapremo infatti quale sia la causa del malessere, con il pericolo che questo si ripresenti in futuro. Il nostro animale potrebbe avere bisogno di un cambio nella sua dieta per problemi ai reni o al fegato oppure per una degenza post-operatoria. Le proteine idrolizzate non sono farmaci con cui curare patologie ed il rischio è quello di aggravare la situazione, magari scatenando nuovamente una reazione allergica.
Sapere a cosa sono allergici gli animali che vivono con noi è estremamente utile, basterà infatti eliminare tale elemento dalla sua dieta per fargli vivere una vita più sana e felice. Proprio come accade con gli esseri umani, sarà sufficiente eliminare dalla sua dieta l’alimento a cui il cane o il gatto è allergico. Non è pensabile dare al nostro animale solo proteine idrolizzate perché sappiamo che qualcosa scatena una reazione allergica ma senza preoccuparsi di capire cosa. In conclusione, per quanto detto sopra le proteine idrolizzate sono molto utili, ma solo in una prima fase per determinare la natura del problema, decisamente meno come cibo abituale. Meglio quindi parlare con un veterinario oppure un nutrizionista specializzato nel caso in cui la somministrazione dovesse durare troppo a lungo.
Fonte: valerioguiggi.it


